Perché gli scacchi sono per i ragazzi uno straordinario strumento di crescita intellettiva e umana.

L’insegnamento degli scacchi condivide con la scuola il proposito dello sviluppo del pensiero e quello di facilitare comportamenti virtuosi per il carattere.

Nello svolgimento di una partita di scacchi, così come nella risoluzione di problemi, si applica una forma di pensiero organizzato che si può assimilare al pensiero scientifico.

Durante una partita lo scacchista osserva, fa comparazioni, organizza le idee, fa ipotesi, analizza, sintetizza prende decisioni e le esegue.

Lo studio sistematico degli scacchi stimola lo sviluppo di abilità e processi del pensiero come l’attenzione, l’espressione numerica e verbale, l’autostima, l’analisi e la sintesi, intelligenza e creatività come risultato della pratica del gioco.

L’esperienza, inoltre, ci suggerisce che gli scacchi permettono di ricostituire il rapporto insegnante-alunno sulla base del gioco.

Aggiungiamo che negli scacchi ognuno trova ciò che vuole: chi vuole vincere giocherà con un avversario più debole, se si vuole imparare si dovrà sceglierne uno più forte e se ci si vuole divertire bisognerà giocare con qualcuno di pari forza.

Concludiamo con una citazione di Ruben Fine che è stato uno scacchista e psicologo statunitense. Grande maestro di scacchi, tra la metà degli anni trenta e i primi quaranta.

Tutti gli sport subiscono un processo di livellamento: sulla pista di atletica, sul campo di calcio o davanti alla scacchiera tutti gli uomini sono uguali. Negli scacchi, tuttavia, esiste un fattore addizionale che li differenzia da altri sport: c’è un pezzo con un valore diverso da quello di tutti gli altri e intorno al quale gira tutta la partita. La presenza del re permette un processo di identificazione che va al di là di ciò che succede in altri sport. In questo senso, gli scacchi propiziano una vigorosa affermazione della personalità.

REUBEN FINE, Psicologia del giocatore di scacchi

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